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IL CORPO DI MARISA   

Tra le opere del Fondo Buttafava un posto particolare è occupato da un gruppo di 52 veline, di datazione incerta, presumibilmente risalente al biennio 1927-28.

Con un tratto sottile e sicuro, velocissimo, Giandante rappresenta il corpo nudo di una donna, attraversato da tutta la gamma delle emozioni erotiche, in pose estremamente intime e disinibite. Dalla omogeneità del tratto e dei materiali, si può pensare a una unica, lunga e appassionata seduta, in cui la modella, chiaramente la sua amante, si mostra liberamente allo sguardo ardente dell’artista.

Da certi scritti di Leonida Répaci si presume che il nome di questa donna fosse Marisa, e che si fosse veramente innamorata di Giandante. Di lei non si conosce nemmeno il cognome: è scomparsa dalla sua vita prima che lui lasciasse Milano per Parigi.

Restano soltanto questi disegni e alcune sculture di quegli anni, ad essi chiaramente ispirate. A prova della natura straordinaria di queste opere, e del coinvolgimento carnale dell’artista, queste veline sono le uniche opere della maturità firmate Dante.

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