MORTE E RESURREZIONE
PARIGI, LE GUERRE, I CAMPI DI PRIGIONIA, LA RESISTENZA
(1933 – 1945)
Nel 1933 Giandante decide di lasciare l’Italia, attraversa l’Europa e si stabilisce a Parigi alla ricerca di una nuova possibilità: vive di lavori precari e continua a creare. Nel 1936 parte volontario per la guerra civile spagnola, dove combatte con le Brigate internazionali e lavora come artista e propagandista.
Dopo la sconfitta repubblicana, conosce i campi di internamento francesi. In condizioni estreme continua a disegnare, dipingere e scolpire mettendo in luce la sua volontà/capacità di mettere la sua arte al servizio dei nuovi compagni di lotta. Nascono opere di forte intensità, dove il segno diventa testimonianza diretta della sofferenza e l’arte viene usata per la propaganda e per il conforto.
In questo periodo, per necessità, l’arte si riduce all’essenziale: pochi mezzi, materiali poveri, massima urgenza espressiva. Il linguaggio si fa più sintetico, il colore più funzionale alla forma; inizia ad usare il frottage (riducendo la forma a impronta), il carboncino ed ogni altro mezzo accessibile in prigionia. Viene erroneamente dato per morto e celebrato in Italia finché, rientrato e lasciato il campo di concentramento in cui era stato rinchiuso come anarchico, torna a Milano riprendendosi la propria vita.
La sua esperienza umana e politica.

