LA DANZA DI GIANDANTE X
“L’arte è esperienza, esperienza vitale, e solo nella danza si fa un’esperienza così generosa della realtà dell’arte”.
Ted Shawn
Nei primi decenni del ‘900 la danza ha sperimentato un rinnovamento totale nei mezzi e nelle finalità espressive. Giandante X è sempre pronto a respirare aria di rivoluzione e restituirla nelle sue opere arricchita dalla sua personale tensione morale.
Kandinskij in un suo scritto del 1926 analizza il movimento di Gret Palucca, allieva della grande danzatrice espressionista tedesca Mary Wigman e lo restituisce come sintesi grafica.
Giandante X mette danza ovunque, persino nei suoi disegni architettonici. Nel 1930 scrive il suo personale “manifesto” sulla danza, qui riportato in forma integrale.
Nel 1928 e ’29 le gallerie milanesi espongono la sua “Pittura, scultura, architettura, cartoni a carbone e DANZA”! L’Euritmia compare nei titoli delle sue opere d’arte così come nei testi delle sue poesie del ’20 e del ’24.
Ma Giandante X va oltre: la danza è un’arte performativa e lui non la osserva solamente, con un carboncino in mano, come Kandinsky, Degas o Matisse. Lui no, lui la pratica – in privato, tra amici o per sé stesso, quasi nudo, a piedi scalzi, talvolta appena coperto da qualche straccio orientaleggiante, lui danza senza musica, danza di gioia, seguendo il ritmo interiore dell’arte, il martello del suo cuore.

